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Lo SCARABEO SACRO degli Antichi Egizi
{ 03:22 PM, 08/10/2009 }
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Oggigiorno non esiste praticamente negozio o bancarella di chincaglierie e bigiotterie varie che non proponga l'acquisto di un pendente a forma di "scarabeo egizio". Possiamo trovarne di varie dimensioni, in pietra o ceramica e generalmente verdi. I negozi di oggetti folklorici e di artigianato da tutto il mondo, poi, abbondano di varie versioni sia del pendaglio a forma di scarabeo egizio che dell' immagine stessa, riprodotta su magliette, pergamene, papiri, ecc. Ma per quale ragione questo simbolo è tuttora così collegato agli Antichi Egizi? La risposta più ovvia è che lo carabeo era un insetto fra i più importanti nel simbolismo magico e cultuale del popolo del Nilo tanto che ne si sono ritrovate innumerevoli rappresentazioni nei geroglifici, nelle incisioni e nei monumenti Egizi. Di pietra, di corniola o lapislazzuli, la raffigurazione dello scarabeo veniva dotata di una sua peculiare "anima magica" attraverso formule e rituali specifici, affinché potesse fungere da protezione per il defunto passato a nuova vita nell' aldilà; una protezione che faceva dello stesso scarabeo il simbolo della nuova vita. Ma c'è anche un valore speciale che veniva attribuito allo scarabeo, da cui il suo significato di culto: esso era l'emblema ed il simbolo del dio Khepre, al quale dobbiamo la stessa esistenza del pianeta e del cormo in quanto a lui veniva attribuita la forza della creazione e l'energia che muoveva il sole e le stelle. Gli Egizi produssero una gran quantità di amuleti a forma di scarabeo o di scarafaggio, perché per essi questi insetti erano rappresentanti dell' altra vita, forse collegandoli alla loro capacità di vivere sotto terra ma ancor più ereditando essi stessi una serie di conoscenze la cui origine era remota già dai tempi delle prime dinastie. In particolare, gli Egiziani scelsero come modello delle loro rappresentazioni di culto e magia nei vari amuleti uno scarafaggio tipico dei paesi tropicali, appartenente ala famiglia dei lametticorni stercolari. Scarabei e scarafaggi come simbolo di vita e di eternità dunque? Per quanto riguarda i primi, l'accostamento è antichissimo e risale a tempi immemorabili. Inoltre, ci sono aree della Terra in cui tali convinzioni sono sopravvissute fino ai nostri giorni, ad esempio nel Sudan orientale dove viene riservato agli scarabei un trattamento del tutto particolare: prima viene fatto seccare, poi lo si polverizza ed infine lo si mescola all' acqua. Quell' acqua viene quindi data da bere a donne che desiderano avere una prole numerosa e, si assicura, la medicina è infallibile anche in casi gravi di infertilità. Ed eccoci tornare all' Antico Egitto: il dio Khepre rappresentava la vita stessa che animava la materia o che stava per animarla al momento della nascita; per questa ragione, è abbastanza interessante collegare questo concetto, personificato nel suddetto dio, nell' eterno dubbio su quando lo spirito entri nella materia, e quindi nell' uomo, animandolo e dandogli valore di eternità. Una volta entrato nel futuro essere umano uscito da ventre di donna, comunque, Khepre lo accompagnava anche dopo la morte, nell' altra vita, in quanto simbolo esso stesso di vita, principio vivificante e garante di eternità. Possiamo dire che gli Antichi Egizi vivevano in una sorta di ossessione religiosa della morte, senza demonizzarla o temerla come facciamo noi, ma cercando di includerla in un' unica continuità dominata da leggi identiche come un respiro che si perpetua di età in età negli esseri umani. La Scienza Magica, da sempre, è scienza di analogia: attraverso di essa, l'iniziato decifra il mondo, l'universo e le leggi della vita. L'osservazione dei fenomeni naturali e di tutte le loro manifestazioni sono i codici per decifrare il Tutto e, con apposita consapevolezza e preparazione, per entrare addirittura nelle sue Leggi e interagire con esse. Facciamo proprio l'esempio dello scarabeo, per capire quanto gli Antichi Egizi fossero compenetrati dai princìpi di questa remota scienza dell' analogia: in parole povere, sappiamo che gli insetti stercolari accumulano palline di sterco (di qui il loro nome) e le fanno rotolare con grande abilità, favorita dalla speciale conformazione delle loro zampe, in apposite buche scavate allo scopo di raccoglierle. Saranno esse l'involucro delle uova e delle larve dei futuri individui e da esse stesse riceveranno sia protezione che nutrimento. Ora possiamo fare l'accostamento che vorrei chiamare all' attenzione di chi mi legge: la pallottola di sterco che custodisce le uova ed il corpo di un uomo morto erano, per gli Egizi, identici. Ovvero, allo stesso modo in cui l'insetto aveva dato potenziale vita alle uova inserendole nelle pallottole di sterco, così si credeva che lo stampo dello scarabeo, ossia del dio Khepre, inserito nella tomba di un defunto o a stretto contatto con il suo cadavere, ne avrebbe causato la nuova vita. Fondamentale era, però, che apposite < cadavere stesso. Facciamo ora attenzione, però, a sottolineare il fatto che non bisogna pensare che gli Antichi Egizi fossero così ingenui da credere che il corpo fisico si sarebbe risvegliato, in virtù di questo procedimento, nel vecchio corpo e che sarebbe tornato a vivere sulla terra fra la gente che aveva lasciato: la vita a cui sarebbe rinato in piena protezione ed ossequio del sacro principio vitale sarebbe stata quella dell' aldilà, comunque lo si volesse rappresentare e popolare di vari dei. Pensate che gli amuleti scarabei, pur di varie specie e forme, sono stati ritrovati in Egitto nell' ordine delle migliaia di esemplari. La materia in cui li si realizzava era soprattutto il basalto verde, il granito verde, il marmo verde, la pietra calcarea o pasta di vetro blu. Ma c'erano anche scarabei in porcellana smaltata e sempre di colore verde. Le parole magiche venivano incise sulla base dell' oggetto e gli esemplari più rari venivano creati con volto e testa umani ed il dorso con una rappresentazione dipinta della barca di Ra, l' uccello "Bennu", e "l'anima di Ra". Si incastonava in oro, sottoforma di una striscia sul dorso, oppure la base veniva ricoperta di una lastra d'oro su cui si incidevano le formule magiche. Quelli fin qui esposti sono solo alcuni dei procedimenti e delle forme di sacralizzazione del simbolo dello scarabeo presso gli Antichi Egizi, e vi sono testi di grande interesse che approfondiscono l'argomento. A me premeva sottolineare, soprattutto, quell' aspetto peculiare di cui parlavo poco sopra e che si ritrova in tutta la cultura e la religione Egizie, ammesso che le due cose si possano separare: la mentalità magica e la perpetrazione e perfezionamento del concetto analogico sacro della stessa. E' un linguaggio che, al di là delle manifestazioni specifiche proprie delle varie culture, è eterno e sempre attuale. Esso trovò sommo onore fra gli Antichi Egizi e l'esempio degli scarabei sacri, degli amuleti a loro immagine posti nelle tombe o a contatto dei defunti, ne è solo una conferma fra le tante. E' mia convinzione personale che questo linguaggio sopravviverà al mutare delle scienze e conoscenze, anche di quelle che noi, nella nostra vanità tutta illuminista, oggi consideriamo come la più elevata forma di sapere. { Last Page } { Page 7 of 38 } { Next Page } |
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