Oltre il Tempo e lo Spazio, dentro l' Anima - IL SIGNIFICATO DELL VITA E DELL' "ESSERE"

Oltre il Tempo e lo Spazio, dentro l' Anima

IL SIGNIFICATO DELL VITA E DELL' "ESSERE"

{ 01:39 PM, 12/ 4/2009 } { Link }

La vita manifesta è un episodica manifestazione dell' Essere. Vita e
coscienza si uniscono in tutto ciò che noi chiamiamo "realtà fisica" perché
dalla loro unione scaturisce quella vampata multiforme di vibrazione che
costituisce l' universo visibile. Gli esseri viventi emergono dall' oceano
dell' Essere come la spuma emerge dai flutti del mare e chi ne osserva il
continuo susseguirsi in frammentate e piccole onde senza avere coscienza né
cognizione delle profondità sottostanti non ne potrà mai comprendere la vera
ragione totale, la vera fonte generatrice e penserà che quelle onde e quella
spuma sono bizzarre danze fatte di vento e di correnti.
Tutto ciò che nell' universo si manifesta genera di per sé le gabbie in cui
si delimita, come lo spazio ed il tempo, ma esse non hanno alcun senso nel
momento in cui la manifestazione visibile torna nel grande oceano dell'
Essere. Pertanto, quelle che noi chiamiamo vita e morte non sono che
rappresentazioni fugaci di una commedia che trova la sua ragion d'essere in
qualche ignota volontà o legge che, vibratoriamente, deve espandersi anche
in questo modo. Terminata l'esperienza fugace della vita sensibile nell'
inganno della materia, il grande enigma è se ogni piccola particella di
vita-coscienza, reimmergendosi nell' oceano dell' Essere, conservi o meno
una bolla di individualità e magari, osando ancor più nella nostra
speculazione, riemerga di tanto in tanto oltre la linea della manifestazione
oggettiva per proseguire il cammino dell' esperienza.
In effetti, questo cammino, che non si sa quando possa avere fine, potrebbe
essere la ragione ultima dell' inganno materiale. Potrebbe anche darsi che l'
Essere si frammentini miliardi e miliardi di particelle vitali per
rigenerare sé stesso in una sorta di moto circolare da compiere proprio
nelle esperienze manifeste, per rigenerare sé stesso in una perpetua
procreazione. Ecco, dunque, il moto ultimo delle cose divenire anche il suo
motore primevo: la *rigenerazione* attraverso la manifestazione nei piani
visibili. La volontà che presiede a tutto ciò e, ancor più, se abbia un
senso domandarsi quando l' oceano ha iniziato a spumeggiare, sono quesiti
che probabilmente non troveranno mai risposta ma nello spirito stesso dell'
uomo che si domanda il perché della propria esistenza e nel graduale
maturare di queste consapevolezza possono assommarsi sufficienti appagamenti
per il nostro desiderio di conoscenza. Vivere, manifestarsi e fare
esperienza, infatti, non sarebbe sufficiente se non ci fosse di pari passo
anche un accrescimento di coscienza, e siccome il tempo è infinito e non
esiste certo alcuna fretta nel disegno finale della *rigenerazione*,  l'
Essere (qualunque cosa esso sia) ha creato la scala dei supporti di
coscienza, ovvero la grande varietà di forme di vita manifesta e di esseri
che la ospitano. Il moto è, indubbiamente, ascendente, dal protozoo all'
homo sapiens sulla Terra, e chissà in quante altre forme di vita
intelligente negli universi. Un' unica corrente ascensionale, dimora
pressoché immediata di coscienza dall' atolo all' uomo, ci accomuna tutti
nel percorso manifesto e, proprio per questo, in realtà non esiste alcuna
differenza fra essere ed essere.
Un pesce fuor d'acqua si dibatte per qualche minuto e poi muore. In quei
guizzi sempre più deboli e nel momento estremo del passaggio dalla vita
manifesta all' abbandono del mezzo fisico, dobbiamo vedere uno spettacolo
sacro, come nella morte fisica di qualsiasi essere manifesto: la sacralità
di una cellula di vita-coscienza che segue il suo cammino e che non si perde
nel nulla assoluto che è un concetto per menti pigre e vigliacche. La
cosiddetta agonia di un qualsiasi essere vivente è un momento sacro quanto
la cosiddetta nascita: sono entrambi manifestazioni del più finalistico
disegno concepibile, della somma di tutti i nostri interrogativi, della
nostra sete di certezze. Sono la prova visibile di quel percorso che ci
obbliga a capire che siamo tutti trascinati in una corrente e che, senza
questo moto delle cose, esisterebbe solo l' illogico nichilismo del caso
finalizzato al nulla. Esiste un battito cardiaco, nell' Essere, proprio come
quello che rende possibile la nostra vita in un corpo; questo battito,
questa pulsazione, è il susseguirsi della manifestazione nei cicli vitali e
negli universi, e se in esso vogliamo vedere un principio vitale, come
certamente c'è, è perché abbiamo raggiunto la consapevolezza che non esiste
staticità bensì moto in ogni cosa ed il moto non è senza senso e senza meta.
Tutti gli universi, con le loro galassie fatte di soli e di mondi, oppure
con le varie forme vibrazionali che sono già meno della materia da noi
concepita, non sono altro che la cresta dell' onda di un oceano così vitale,
intelligente e permeato di coscienza che solo l'estasi di un mistico può
fugacemente afferrare nei suoi momenti più elevati. Lo sforzo più nobile
della nostra intelligenza consiste nell' attraversare in moto verticale l'
oceano, e non orizzontale. Nello scendere dalla cresta dell' onda alle
abissali infinità che si celano sotto di esse. Non serve a nulla conoscere
alla perfezione l'onda se non si conoscono il mare ed i segreti del suo moto
e possiamo essere certi che le profondità da esplorare sono tali e tante che
solo immergendosi coscientemente ed umilmente in esse potremo riemergere
senza danni e, anzi, arricchiti di esperienza. Camminare consapevolmente
verso la *rigenerazione* dell' Essere, arricchendo la coscienza di
conoscenza, è ciò che ci aspetta e che dovremo fare probabilmente all'
infinito. Quest'infinità temporale che ci attende sarebbe una terribile
sorte, peggiore di ogni tortura, se non fosse così finalisticamente
motivata. Ma, se non lo fosse, non esisterebbe nemmeno e, probabilmente, la
vita sarebbe solo quell' episodico bagliore di sconclusionati eventi che
costituisce la genesi dei pigri di mente. Un infinito non senso, come una
foglia morta che si ribellasse al vento d'autunno che trascina via tutte le
altre.

Antonio Bruno




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