Oltre il Tempo e lo Spazio, dentro l' Anima | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
IL SIGNIFICATO DELL VITA E DELL' "ESSERE"
{ 01:39 PM, 12/ 4/2009 }
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La vita manifesta è un episodica manifestazione dell' Essere. Vita e Le foglie si alzavano nell'aria
{ 01:28 AM, 10/15/2009 }
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Le foglie si alzavano nell’ aria Alcuni dicono che tutto è relativo, anche il tempo. Se le cose stanno così, pensò Enzo, nel fittizio tempo del “dopo”, che anche la percezione del suo scorrere non fosse che un inganno. A volte un crudele inganno. In non più di due quelle minuscole frazioni del tempo ordinario che noi chiamiamo “secondi”, infatti, egli aveva martoriato una vita condannandola a rapida e dolorosa morte senza che la sua volontà, la sua facoltà di scegliere gli esiti degli eventi, contassero qualcosa. La sequenza dei fatti, per chi avesse avuto la sensibilità di interessarsi alla morte di un piccolo cane meticcio, era stata lineare e senza possibilità di fraintendimenti: una sera come tante, di ritorno a casa, sulla solita strada, con la fretta di soddisfare un appetito scambiato per fame e di godersi il consueto rilassamento del dopo cena, in compagnia del libro prescelto o del film da godersi nella sua preziosa saletta dell’ home theatre . Enzo non aveva avuto alcun modo di sapere che quella sera, in pochi secondi, quella sequenza di ordinarie gioie casalinghe sarebbe stata sconvolta senza possibilità di preavviso. Le cose accadono per un motivo preciso, questa era sempre stata la sua convinzione, anche le più insignificanti; ma nel fittizio tempo del “dopo”, Enzo non avrebbe saputo capire con consolante chiarezza la ragione del martirio perpetrato a quel cagnolino dalle ruote della sua auto. Certo, si sarebbe posto l’interrogativo più frequente e spontaneo, in casi come questo, domandandosi inutilmente: perché proprio a me? Perché proprio in quei due secondi?....... E si sarebbe sorpreso anche a rammaricarsi, con sostanziale egoismo, di non essersi soffermato mezzo minuto di più al supermercato, prima di salire in auto ed immettersi sulla consueta strada di casa; o, al contrario, di non averci messo mezzo minuto di meno…… Non si sarebbe accorto che quello che stava facendo, in fondo, era solo un augurarsi che il triste compito, se di compito si trattava, di martoriare ed uccidere quel cagnolino spettasse ad un altro, lasciando lui in una beata e pavida ignoranza. Invece, tutto accadde proprio a lui, dopo trent’anni di guida in cui nulla di simile gli era mai accaduto. Doveva prenderne atto e se pure si trattava solo di un piccolo cane, un insignificante randagio ignorato dal mondo, evidentemente quel martirio aveva una ragione. Perché tutte le cose hanno una ragione: questo aveva sempre creduto e questo avrebbe ancora creduto. Quella ventosa sera di ottobre, la piccola sagoma pelosa, di un grigio indefinibile nella luce dei fari, sbucò all’ improvviso dal nulla, alla sua destra, fra le inferriate di un gruppetto di condomini cresciuti come funghi sulla lunga retta di quella strada di provincia che si inoltra per valli e boschi. Quel “coso”, iniziò ad attraversare del tutto spensierato il nastro d’asfalto e nei pochi secondi che fu percepito dalla vista di Enzo, parve addirittura allegro. L’esserino saltellava verso la morte con la gioia di possedere una libertà che noi esseri umani non possiederemo mai. Enzo vide bene quel guizzare veloce sulla strada davanti a lui ma era un evento che si verificava troppo vicino alla sua auto, lanciata a Il colpo che essa produsse sulla sua auto doveva essere stato abbastanza forte da far accorrere anche alcuni abitanti del condominio che affianca la strada. Giunto sul posto, Enzo vide al centro della carreggiata, un piccolo cane morente, grigio topo, col pelo tipo spinone. Le zampe anteriori, di tanto in tanto, facevano qualche piccolo scatto, inconsulto rimasuglio di vita quasi avulso da tutto il resto del corpo. Sull’ asfalto non vi era traccia di sangue. Nel frattempo, si fermarono un paio di macchine da cui scesero un ragazzo ed un uomo. Dal condominio erano arrivate lì due donne e il marito di una di esse. Enzo e il ragazzo sollevarono con attenzione il povero corpo e lo accostarono allo zoccolo in cemento del marciapiede. Il ragazzo provò una sorta di massaggio cardiaco mentre Enzo cercava di verificare se la bestiola respirasse ancora. La più anziana delle due donne, tutta emozionata, continuava a ripetere con veemenza che la povera bestia era molto più viva di quanto in realtà fosse. Tutti guardavano, dicevano la loro, si sprecavano in espressioni di rammarico. Enzo spiegò che il cagnolino era sbucato fuori all’ improvviso e che nulla avrebbe potuto evitare l’impatto con la sua macchina. Si cercò di capire se la bestiola avesse un padrone, ma al collo portava solo un collare di semplice cuoio senza alcun altro dato identificativo visibile. Enzo telefonò ad un suo amico veterinario il quale in quel momento si trovava in città, a quindici chilometri di distanza, e gli chiese consiglio. La cosa non fu facile perché il trambusto vicino a lui e le sonore espressioni di rammarico della donna anziana gli impedivano di capire chiaramente quello che il veterinario gli diceva. Ma il cagnolino era già morto. L’occhio sbarrato, senza alcuna luce, e la totale assenza di respirazione non lasciavano dubbi. Lo capirono tutti. Solo la donna anziana, trattenuta da un marito sempre più impaziente, continuava a dire che il cagnolino era ancora vivo e che respirava…. Enzo cercò di consolarla dicendo che il veterinario si era raccomandato di lasciare lì, da un lato, il corpo del cane poiché avrebbe mandato qualcuno a ritirarlo e a verificare se aveva un microchip identificativo. Poi, veloce come si era formato, il piccolo assembramento si dileguò: le auto, che già avevano costituito una piccola colonna, disinnescarono il lampeggiare delle frecce e si rimisero in cammino. Anche Enzo tornò sulla sua auto e, sempre sommerso da quel senso spietato di impotenza, si avviò nuovamente sulla strada di casa. E’ solo la storia di una morte insignificante di un insignificante cagnolino tipo spinone, su una strada di provincia. Ma forse non è finita e, soprattutto, forse non è senza senso. Fatto sta che, la sera dopo, alla stessa ora, Enzo si trovava ancora sulla stessa strada per tornare a casa. Tutto il giorno, di tanto in tanto, era stato tormentato dall’ immagine di quel batuffolo di pelo grigio e degli spasmi dei suoi ultimi istanti di vita; più volte, gli tornò alla mente il secco rumore dell’ impatto contro la lamiera della sua auto, un rumore che aveva lo stesso suono dell’ineluttabilità. Ma, naturalmente, la vita continuava e quando Enzo passò accanto al punto in cui la sera prima era avvenuto quel triste fatto, vide sul marciapiede, accanto al muretto che delimitava il parcheggio del condominio, un cagnolino grigio, tipo spinone, seduto e tranquillo come fanno i cani quando non hanno preoccupazioni di sorta. Pochi secondi anche in questo caso ma sufficienti, per Enzo, a distinguere chiaramente lo stesso colore di pelo, quel grigio indefinibile del cagnolino che aveva investito la sera prima. Vide anche che la strada era priva di persone e che il cagnetto non era al seguito di nessuno. L’immaginazione, si sa, può fare strani scherzi sotto l’impulso dell’ emozione, ma Enzo è pronto a giurare che, quando passò accanto al cagnolino seduto, questi diresse con calma lo sguardo verso di lui, seguendo con il movimento del capo i pochi istanti del suo passaggio. -Il magazzino della frutta!- pensò Enzo –Devo svoltare lì dentro e tornare indietro….Possibile che?…. In pochi minuti la manovra fu compiuta con l’irrazionalità di una speranza assurda. In breve, Enzo si ritrovò all’altezza del luogo in cui aveva visto il cagnolino seduto, ma solo il freddo cemento e le sbarre di un parcheggio esterno erano illuminate dalla cinica luce artificiale dei lampioni. Più avanti, Enzo fece di nuovo inversione per ritornare verso casa e si trovò, così, a passare un’altra volta accanto a quel punto maledetto. Era una ventosa sera di ottobre. Le foglie si alzavano nell’ aria. Enzo non vide più il cagnolino. MAGIA vera e Superstizione
{ 11:18 AM, 08/14/2009 }
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Ancora oggi anzi, direi, oggi più che mai, quando si parla di magia la maggior parte delle persone compiono un duplice, deleterio errore: o pensano ai prestigiatori ed illusionisti alla Silvan oppure alle varie forme di superstizioni popolari perpetratesi nel corso dei secoli. Mentre nel primo caso possiamo semplicemente parlare di un grossolano errore di superficialità, alimentato anche dalla tanta ignoranza che si è sempre lasciata prosperare su questi argomenti "pericolosi", nel secondo caso possiamo dire che si attua una vera e propria parzialità, ovvero l'espressione di una conoscenza superficiale e popolare, così come è giunta a noi da tutto un corpus di superstizioni proprio del mondo agricolo del medioevo. L'altro lato della medaglia è, però, che queste superstizioni medievali portavano in sé ancora i rimasugli di conoscenze ben più nobili, come storia e struttura filosofica, un cui ponte importante è stato il mondo celtico. Se, ad esempio, consideriamo l' astrologia, una pratica di essa secondo le antiche e ben studiate regole astronomiche dell' osservazione del cielo si conservò anche nel medioevo anche se, prima del XII secolo, si privilegiava soprattutto l'astrologia popolare; anzi, le popolazioni delle campagne non ne conoscevano altre. Del resto, la stretta convivenza dell' uomo con i cicli della natura e *dentro* la natura stessa (foreste, boschi, campagne), favoriva il proliferare di questi tentativi popolari di adattare i retaggi di una scienza antica alle esigenze ed osservazioni quotidiane. Ad esempio, una mappa del XIV secolo indicava il "significato del tuono in ogni mese", con disegni esplicativi che favorivano la predizione del futuro. Tale mappa è conservata alla Bodleian Lobrary di Oxford ed è alquanto suggestiva perché, come in molte raffigurazioni medievali, gli ignoti autori seppero trasferire in disegni concetti e consigli molto efficacemente anche in considerazione del quasi totale analfabetismo delle popolazioni rurali. Questa magia popolare aveva elaborato un complesso sistema di analogie spontanee, fiorito in superstizioni di ogni genere, che si credeva fossero in grado di predire la sorte. Ad esempio, il ritrovamento casuale di aghi o monete portava molta fortuna ma tale buona sorte si sarebbe prontamente trasformata in sfortuna se ci si fosse sbarazzati di questi ritrovamenti. L'ago, in particolare, per la sua forma appuntita ed atta a ferire, doveva essere considerato una sorta di protezione contro forze negative, un dissolvitore di coaguli astrali. Secondo un' altra tradizione, portava male anche incontrare un prete o un monaco, a meno che non ci si fosse fatti subito il segno della croce. Ci domandiamo: abile condizionamento operato dalla Chiesa per ottenere segni riverenziali dalle genti ignoranti o spontanea precauzione dettata dalla paura di essere dei peccatori non pentiti? Quando gli autori del primo medioevo parlavano di "arti magiche", si riferivano a tutto ciò che rappresentava una correlazione fra i segni quotidiani ed il futuro. Altro campo di applicazione di questa forma di magia popolare divinatoria era un gioco molto in auge per parecchi secoli fra il popolo: i dadi. Esiste un testo del tardo medioevo che insegna ai lettori come comprendere attraverso il tiro dei dadi se un suo desiderio si avvererà o, comunque, lo svolgimento di determinati eventi. Se uno è così fortunato da fare tre sei in successione, il libro dice: "Tu che tre volte sei hai tirato entro quest'anno sarai accontentato. Sta sempre saldo e non ti crucciare, quel che desideri non può mancare" Ma anche fare due sei ed un due portava bene ma se, invece, si aveva la sfortuna di far uscire due sei ed un quattro, ogni speranza doveva essere abbandonata. Difficile capire le ragioni di queste combinazioni ma sono convinto non siano casuali piuttosto una sorta di interpretazione ala buona dell' antica scienza numerologica. C'erano anche tecniche per elaborare prognosi mediche. Ecco qualche altra curiosità: se un terapeuta toccava con un ramoscello di verbena la mano di un ammalato, questi avrebbe potuto spiegare senza errori al suo curatore l'esatta natura del suo male poiché si riteneva che vita e morte del paziente fossero legate alla sua maggiore o minore precisione nella risposta. Un esempio quasi paradossale di questa decadenza superstiziosa ce lo fornisce il medico Giovanni di Mifreld, il quale non esitava ad usare nelle sue diagnosi l' "onomanzia", ovvero l'arte di fare divinazione attraverso calcoli basati sui nomi. Egli prescriveva: "Prendi il nome di un paziente, il nome del messaggero mandato a chiamare il medico, il nome del giorno in cui il messaggero è venuto da te; fai il conto delle lettere che compongono i vari nomi, e se risulta un numero pari, il paziente non si salverà; se il numero è dispari, il paziente si salverà." Oggi potremmo sostituire i dati personali del "messaggero" con i loro numeri di cellulare.. Qua sembra che ci troviamo di fronte ad un retaggio di quella che gli iniziati del passato, e poi quelli ermetici dell' era moderna, chiamano "addizione teosofica", ovvero un complesso di nozioni che mettono in attenta ed intelligente relazione il significato dei numeri a quello degli eventi ma in modo del tutto diverso dalla loro degenerazione superstiziosa. Questo fenomeno decadente mi ricorda un po' quello che potrebbe succedere se uno spartito di Bach cadesse nelle mani di suonatori improvvisati, ragazzini autodidatti che vorrebbero cimentarsi con esso.. Ad ogni modo, la mia raccomandazione è quella di tenere sempre presente questo progresso di decadenza e di volgarizzazione di altiche e ben interessanti scienze, perché altrimenti facciamo come gli ipotetici sopravvissuti a qualche catastrofe atomica che ritrovano testi scientifici e che cercano a modo loro di interpretarli ed adattarli alle loro esigenze del momento. Ma attenzione, soprattutto, alle strumentalizzazioni in mala fede di chi, per ignoranza, pregiudizio o interesse, opera delle semplici generalizzazioni mettendo le classiche erbe tutte in un fascio ed emettendo sentenze di sprezzante condanna che onora tutto fuorchè lo spirito di scienza e verità. { Last Page } { Page 2 of 13 } { Next Page } |
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